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Venezia ha bisogno della svolta

20.12.2014

Settis ricorda il valore della città nel suo libro "Se Venezia Muore"

In un libro edito in questi giorni da Einaudi, Salvatore Settis, docente di Archeologia classica ed ex direttore della Scuola Normale di Pisa, lancia un monito alla città di Venezia per cercare di scongiurare la diffusione costante di corruzione nel suo territorio e spera nella svolta portata dalle prossime elezoni.

Alla luce degli ultimi scandali che hanno avuto luogo in territorio veneziano, il professore mette in guardia da una serie di cause che porterebbero una delle destinazioni turistiche più rinomate a livello internazionale ad essere abbandonata a se stessa e a giri di malaffare.

La prima di queste causa è l’abitudine a percepire finanziamenti pubblici tipica di altre città italiane per cui sono stati studiati piani ad-hoc, come Roma, e che ha portato ad un utilizzo sconsiderato di questi ultimi. Le leggi speciali che sono state portate avanti in questi decenni hanno  comportato per Venezia un abbandono costante del centro storico a favore della monocultura di attività economicamente più redditizie nell’immediato, come quella turistica. Un tempo però Venezia era invece fonte internazionale di ispirazione anche per le metropoli contemporanee.

Settis ricorda infatti che in epoche non tanto lontane, l’architetto Harvey W. Corbett aveva pensato alla città di New York utilizzando dei modelli per lo sviluppo di Manhattan legati alla conformazione urbanistica di Venezia. Dal 1966 in poi quindi, mentre la grande isola di Manhattan ha visto un’evoluzione incredibile su modello veneziano, Venezia ha visto spesi sul suo territorio, spesso inutilmente, più di 18 miliardi in seguito alla catastrofica alluvione che l’aveva colpita. Ora la situazione è sempre dettata dall’urgenza e da leggi speciali che poco hanno influenzato il futuro della città storica.

Vi è però più di una speranza per risolvere la situazione: non ascoltare più soltanto gli interessi della speculazione edilizia e dei turisti, ma anche – e soprattutto- quelli dei cittadini. La chiave è il voto che questi andranno ad esprimere, tra cinque mesi, per votare il proprio sindaco. Sarà questa l’ultima opportunità per decidere che futuro dare alla propria città.

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